Il calcio femminile dice no al vincolo sportivo

Irene Severino calcio femminile

Irene Severino giocatrice del Napoli Dream Team (fonte Zerottonove)

Ha dovuto aspettare un po’, ma alla fine è riuscita a vincere la sua sfida contro il vincolo dei 25 anni. Stiamo parlando di Irene Severino ragazza napoletana, nata nel 1990, e grande appassionata di calcio. Nonostante questa vittoria però la battaglia di Irene continua, per evitare che altre ragazze si trovino nella sua stessa situazione in futuro. Ha girato tutti gli spogliatoi possibili del calcio femminile campano, facendo sentire la propria voce. Dopo tre anni di lotta è riuscita a liberarsi e può finalmente tornare a giocare. Irene, da anni infatti porta avanti una battaglia contro una vera e propria ingiustizia. “Penso di essere nata con il pallone attaccato al piede – ha raccontato Irene, in un’intervista a Il Velino – amo il calcio e non potrei farne a meno, nonostante ciò sono stata costretta per 3 anni in panchina, bloccata, senza la possibilità di entrare in campo. Dopo dieci anni, chiesi all’ex dirigente della società con la quale giocavo, il desiderio di cambiare, avevo anche già una società interessata. A quel punto, l’ex dirigente chiese alla nuova squadra 10 mila euro, una follia. Stiamo parlando di calcio femminile, prosegue la calciatrice, non girano tutti questi soldi”. Le norme federali sono purtroppo chiare. I ragazzi che giocano a calcio dai 14 anni, che sono tesserati per squadre della Lega Dilettanti diventano Giovani dilettanti e possono essere sottoposti a vincolo con quella società, un legame che si scioglie solo al compimento del venticinquesimo anno di età. Per chi gioca nelle categorie minori è dunque impossibile cambiare squadra. “Nell’ultimo anno – ha affermato Irene – ho dovuto cambiare attività, giocare a calcetto con l’articolo 108. Le ragazze che sanno giocare bene a calcio sono poche, quindi si cerca di speculare il più possibile. Molte famiglie però hanno pagato per far proseguire la carriera altrove alle proprie figlie, hanno pagato cifre altissime, sottobanco, per una cosa che secondo me è un diritto di tutti. Il problema è che al contrario del calcio maschile, qui non girano soldi. Quale società di calcio femminile potrebbe essere disposta a pagare 10 mila euro per averti in squadra? Noi giochiamo per passione, non per soldi”. Da settembre tuttavia c’è una novità. “Si. Per fortuna la società con la quale avevo il vincolo ha cambiato dirigenza e giustamente mi ha dato il via libera. Dal prossimo mese giocherò con una squadra di serie C che si chiama Napoli-Dream-Team. Sono felice, ma non è finita qui. Io voglio che tutte le ragazze che vivono la situazione a cui sono stata costretta sappiano che non sono sole. Al mio fianco ha combattuto l’Aic aggiunge Irene, inoltre con il responsabile campano abbiamo portato avanti una grande battaglia. Oltre alla pagina Facebook “Calcio femminile che fatica essere libere”, abbiamo organizzato il primo torneo “Il calcio è libertà” contro il vincolo sportivo. E’ stato anche lanciato uno slogan molto chiaro a riguardo: “Il calcio è libertà e la libertà non è un gioco”. Io non mi fermerò perché è necessario cambiare questa situazione conclude la giovane calciatrice napoletana. Malgrado ciò sono solo un po’ preoccupata perché con Abete avevo una speranza, se dovesse essere eletto Carlo Tavecchio alla guida della Figc siamo finiti, perché considera assolutamente giusto questo tipo di vincolo. Se potessi fare un appello? Abbasserei il vincolo da 25 a 18 anni, almeno”. Ieri è stato eletto alla terza votazione (con il 63% delle preferenze) proprio Carlo Tavecchio. Si spera che accolga la richiesta fatta da Irene, ma non solo da lei e che le cose per il calcio femminile in Italia possano cambiare per il meglio

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