Donne e calcio: l’auspicio di Walter Veltroni

Walter Veltroni

Walter Veltroni, politico nonché giornalista e scrittore

In questi giorni in Canada sono in corso di svolgimento i mondiali di calcio femminile. Mondiali che stanno avendo un notevole riscontro di pubblico. In Italia invece la situazione del calcio femminile non è fra le più rosee. Se n’è accorto anche Walter Veltroni, politico nonché giornalista e scrittore, che sulle pagine del Corriere dello sport ha scritto un accurato appello affinché la situazione del calcio rosa nel Bel Paese possa cambiare. Ecco qui di seguito il suo intervento sulle pagine del quotidiano sportivo:

“Per Canada-Cina, match inaugurale dei Campionati mondiali di calcio femminile, sugli spalti c’erano 53.000 persone, in Italia il Presidente della Lega che si occupa di questo settore ha definito le giocatrici del campionato donne “quattro lesbiche” a cui negare dei contributi. Se si cercano conferme agli stereotipi delle differenze tra la civiltà sportiva anglosassone e i nostri difetti, o se volete un paradigma della differenza tra modernità e medioevo nel calcio questo raffronto può essere utile. Avanzo qui una modesta proposta. Partendo da un dato evidente. Un tempo, non tanto tempo fa, il calcio era tra le voci del mondo discriminato. Alle donne era applicata una sorta di preclusione culturale ad occuparsene, a frequentare gli stadi, non immaginiamo a praticare il football. Non era tanto tempo fa, ma ieri. Come le donne, per fortuna hanno preso a spallate e cominciano a far cadere le barriere che le tenevano lontane dal potere e dalle responsabilità nella politica, nell’impresa, nei media così nello sport i ruoli sono stati sconvolti da quella che è stata una delle più grandi rivoluzioni civili della fine del secolo scorso. Se voi entrate in uno stadio, se guardate una curva, se vedete Sky Sport o leggete certe firme dei giornali, se seguite i Social Network, vedrete che ormai anche nel calcio il cielo è a metà. O provate solamente ad andare in uno degli spazi cittadini, dei parchi, dove i bambini possono liberamente giocare a pallone e troverete moltissime ragazze che tirano o parano. Le donne tifano e sono competenti, giocano e capiscono di calcio. I campionati del mondo in corso in Canada ne sono la testimonianza più evidente: 124 Paesi collegati via TV, milioni di spettatori, un giro d’affari di 53 milioni di euro. Se accendete Eurosport che li trasmette da noi vedrete quello che ormai non si riesce più a trovare nelle partite della serie A maschile: stadi pieni, famiglie sugli spalti, agonismo, allegria. E vedrete dell’ottimo calcio, persino meno fisico e più tecnico di quello maschile. Tra le donne si gioca un football che sembra quello di Garrincha e di Best. Più poetico e di fantasia del modello tutto pesi e stazza che tende a prevalere tra gli uomini. Sono milioni le praticanti in USA, o in Canada, ma nella stessa Germania. Ho visto un telegiornale spagnolo in cui c’erano ampi servizi sulla loro nazionale che tornava sconfitta, dal mondiale. Questa è la base di riferimento. Bisogna capire che, come spesso succede, la società è più avanti della sua rappresentazione istituzionale e talvolta persino mediatica. La mia modesta proposta è il prendere sul serio questo fenomeno sportivo e civile. Non solo nella considerazione delle istituzioni come la FIGC, ma nel tessuto mediatico che accompagna ed esalta i fenomeni agonistici. Cosa succederebbe se, per esempio, i grandi club si dotassero di squadre femminili? Se ci fosse un campionato parallelo a quello di Serie A, come esiste per le squadre primavera? Cosa succederebbe  se nelle scuole calcio , in molte già accade, ci fossero corsi e tecnici dedicati? E cosa accadrebbe se una televisione italiana decidesse come si è fatto per altre discipline come il Golf o persino il Wrestling di far diventare questo universo ora sconosciuto un mondo visibile? Le giocatrici, nel resto del mondo, sono personaggi. Occupano ampi spazi dei media. Con la loro intelligenza e anche con la loro bellezza. D’altra parte quante centinaia di foto di calciatori ignudi abbiamo visto nelle pubblicità o sulle copertine delle riviste patinate?

Insomma io credo che se qualcuno ci pensasse, se non si lasciassero giocare le ragazze su campi incolti e accompagnate dalle battute sessiste dei loro dirigenti, se ogni tanto si accendesse un riflettore, se le grandi squadre cominciassero a coltivare questo mondo anche pensando che possa essere un business, se la Nazionale di quel grande professionista di Antonio Cabrini forse seguita con più cura dai vertici federali…

Se. Ma in fondo quando le donne nella società hanno cominciato a far sentire la loro ragioni non usavano proprio questo modo di ragionare? Diceva un grande scrittore, ripreso da un grande politico “c’ è gente che vede le cose che esistono e si domanda perché; io vedo le cose che non esistono e mi domando perché no.” Un grande campionato di calcio femminile, in diretta TV, su campi adeguati, giocato da ragazze.”

Matteo Conca

Addetto Stampa

About fanfullacalciofemminile